Frontiers of Interaction: due giorni per sbirciare nel futuro

Dopo l’avvio fulminante, con il Ministro Renato Brunetta, intervistato da Ricardo Luna, direttore di Wired, Frontiers of Interaction entra nel vivo.

Il pomeriggio della prima giornata è scandito dai workshop. Quattro, in parallelo:
- Geek Advertising, tenuto da Paolo Guglielmoni, Creative Director at Leo Burnett;
- Spime Design, tenuto da David Orban, Advisor & European Lead, The SIngularity University;
- Social Usability, tenuto da Gianandrea Giacoma & Davide “Foll” Casali,, Innovation craftsmen;
- Talklogy, tenuto da Marco Montemagno, Entrepreneur.

“Tutti i workshop erano di alto livello tanto per i temi trattati, quanto per i conduttori scelti – racconta Massimo Zaglio di TOP-IX –. Il vero mattatore però è stato Montemagno, uno showman. Si vede che è abituato a parlare in pubblico, l’ha fatta da padrone, anche se forse nel suo workshop si è prodotto meno, perché era sempre lui al centro dell’attenzione”.
Il coinvolgimento dei partecipanti è stato sicuramente maggiore nel gruppo di lavoro “Spime Design”, incentrato su prodotti futuribili e possibili evoluzioni della tecnologia, oggetti intelligenti in grado di interagire con la realtà e con la rete. “Ci è stato chiesto di produrre un’idea ipoteticamente realizzabile – racconta Andrea Rivetti di TOP-IX –. Abbiamo pensato a un foglio di plastica ricoperto di circuiti, da applicare sui bidoni dell’immondizia, che sia in grado di segnalare quanta immondizia c’è nel bidone in modo da fornire una mappatura dei cassonetti da svuotare e altri dati che possano snellire lo smaltimento dei rifiuti”. Nella discussione finale si è parlato di Internet delle Cose: “in un futuro più o meno prossimo, la maggior parte del traffico Internet sarà generato dagli oggetti, che saranno in grado di comunicare tra di loro. Gli esseri umani si collegheranno solo per avere dei report riassuntivi dei dati forniti dalle macchine”.

Il secondo giorno di Frontiers of Interaction è stato caratterizzato da presentazioni di forte impatto. Robot, applicazioni mobili, piccole invenzioni in grado di cambiare la vita di tutti i giorni.

Particolarmente affascinante la presentazione di Nao da parte di Aldebaran Robotics. “Un robottino fantastico – racconta Massimo Zaglio –. Hanno fatto vedere le immagini della Robocup, i campionati di calcio robotico, davvero incredibile”. Dello stesso avviso Manuela Bertino: “È stato molto divertente. Devo ammettere che ho apprezzato di più presentazioni come questa, più spettacolari, che non la parte prettamente tecnica che ha caratterizzato la maggior parte degli interventi. Ma io parlo sempre da profana”.
Decisamente più tecnico, ma non meno interessante l’intervento di apertura, tenuto da Andrea Vaccari del MIT sulla sociologia digitale, una nuova disciplina in grado di investigare gli stili di vita delle persone analizzando la loro interazione con le tecnologie digitali. I tag, le telefonate con i cellulari, i post sui blog rappresentano impronte digitali del nostro stile di vita e ci aiutano a leggere le tendenze e le dinamiche dell’informazione in tempo reale. “Lavorando sulle foto georeferenziate su Flickr, Vaccari ha valutato in termini economici le ricadute di un insieme di installazioni artistiche sui ponti di Manhattan – racconta Rivetti –. Con un lavoro di mappatura è possibile vedere chi ha visitato e fotografato una determinata installazione, da dove viene, dove è andato successivamente. Aggregando queste informazioni ha ottenuto mappe affascinanti su quanto queste installazioni siano in grado di condensare l’attenzione”.
Decisamente d’impatto la tesi esposta da Roberto Bonzio, giornalista e ideatore del progetto Italiani di Frontiera, “che ha spiegato come la cultura hippie e la beat generation abbiano influenzato il modo di agire e di pensare che caratterizza la Silicon Valley”. Video dell’intervento: qui
Stupefacente è stata poi la scoperta di S+Ability, abbigliamento tecnico dalle proprietà eccezionali, basato su una combinazione fra tessile e minerali in grado di migliorare stabilità e prestazioni di chi li indossa. “Si sfiora il doping – commenta Zaglio –. Antonio Citati ha fatto delle prove di equilibrio con alcune persone in sala e le prestazioni cambiavano incredibilmente con o senza la maglietta”.

A ricordare poi che l’innovazione molto spesso passa attraverso le cose più semplici, l’inventore Francesco Cozzo ha fornito due esempi estremamente interessanti su come possano bastare piccoli accorgimenti per migliorare la vita delle persone. “Si è presentato con una pale e un paio di bretelle – racconta ancora Zaglio –. Inserendo due piccole protesi su di una pala classica ha mostrato come sia possibile, semplicemente sfruttando al meglio le leve del corpo umano, scavare in modo più incisivo e con meno sforzo. Ancor più incredibile quello che è riuscito a fare modificando delle bretelle, in modo che diventino un supporto per aiutare i bambini paraplegici a tenere un apostura corretta”.

Tirando le somme: temi affascinanti, persone e speaker interessanti; Massimo Zaglio e Andrea Rivetti concordano: “Alla fine Frontiers of Interaction ti lascia con la testa piena di idee”.
O per dirla con le parole di Francesco Cozzo: “Giorni belli e sereni, densi di incontri, confronti, nuovi stimoli. Un evento davvero unico e necessario nel nostro paese”.

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